78 nella smorfia napoletana: la bella ragazza
«'a bella figliola»
Nella smorfia napoletana il 78 è «'a bella figliola», la bella ragazza. In napoletano «figliola» non indica soltanto la figlia, ma in generale una ragazza giovane, e l'aggettivo «bella» la trasforma in una figura ammirata e corteggiata. È un'immagine che attraversa tutta la cultura partenopea: dalla canzone classica al teatro, fino al cinema, la ragazza bella affacciata alla finestra o di passaggio per il vicolo è un personaggio ricorrente.
Da dove viene questo significato
L'origine dell'abbinamento tra il numero 78 e la bella ragazza non è documentata. Il significato appartiene al gruppo delle figure umane della smorfia, accanto alla vecchia, al ladro, al soldato e a molte altre: tipi riconoscibili della vita di strada, descritti con poche parole.
Proprio la semplicità del termine spiega la sua diffusione nell'uso. «Bella figliola» è un'espressione ancora viva nel parlato napoletano, e non solo: si usa come complimento, a volte con un tono affettuoso, per una ragazza che colpisce per grazia e aspetto. Nella tradizione la bella figliola è spesso descritta in relazione al quartiere: è la ragazza che tutti notano quando passa, che riceve serenate sotto il balcone e attorno alla quale nascono corteggiamenti, gelosie e piccoli drammi familiari, temi che il teatro e la canzone hanno raccontato in innumerevoli varianti.
Il napoletano conosce diverse grafie anche per questa espressione; qui si usa la forma «'a bella figliola».
La bella ragazza nella canzone napoletana
- In «Marechiaro», con versi di Salvatore Di Giacomo e musica di Francesco Paolo Tosti (1886), la figura centrale è la ragazza, Carulì, alla finestra sul mare: un'immagine diventata simbolo della canzone d'amore napoletana.
- «Funiculì funiculà» (1880), scritta da Peppino Turco con musica di Luigi Denza per celebrare la funicolare del Vesuvio, è rivolta a una ragazza, Nannina, invitata a salire in cima al vulcano.
- Il cinema ha consolidato questa immagine: nell'episodio de «L'oro di Napoli» di Vittorio De Sica (1954), Sophia Loren interpreta una giovane pizzaiola del quartiere, figura che riassume la bellezza popolare napoletana raccontata sullo schermo. Da allora il personaggio della giovane donna dei vicoli, vivace e sicura di sé, è diventato un modello ricorrente del cinema italiano.
Che cos'è la smorfia
La smorfia è un'antica tradizione napoletana che associa a ciascun numero da 1 a 90 un significato: oggetti, persone, situazioni, parti del corpo. Il nome viene comunemente collegato a Morfeo, il dio greco dei sogni, perché per secoli la smorfia è stata usata per «tradurre» i sogni in numeri. Oggi è soprattutto un pezzo di cultura popolare, fatto di modi di dire, ironia e memoria familiare.