75 nella smorfia napoletana: Pulcinella
«Pullecenella»
Nella smorfia napoletana il 75 è «Pullecenella», Pulcinella. È forse la figura più rappresentativa di Napoli: la maschera con il camicione bianco, il cappello a cono e la mezza maschera nera dal naso adunco. Pulcinella è furbo e ingenuo, affamato e pigro, malinconico e allegro, e proprio per queste contraddizioni è diventato il simbolo dell'anima popolare della città.
Da dove viene questo significato
L'origine precisa dell'abbinamento tra il 75 e Pulcinella non è documentata, ma la sua presenza nella smorfia non ha bisogno di molte spiegazioni: un elenco che raccoglie le immagini fondamentali della vita napoletana non poteva fare a meno della sua maschera più celebre.
Pulcinella nasce nella commedia dell'arte tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento. Tra i primi interpreti del personaggio viene ricordato l'attore Silvio Fiorillo. Nell'Ottocento fu reso celebre dall'attore e autore Antonio Petito, considerato uno dei più grandi Pulcinella della storia del teatro napoletano.
Nella lettura tradizionale dei sogni, Pulcinella è collegato all'allegria, alla burla e all'arte di arrangiarsi, ma anche alla malinconia che si nasconde dietro una maschera. Il suo successo sta proprio nel fatto che in lui ciascuno può riconoscere qualcosa di sé: la fatica di tirare avanti, l'ironia come difesa, la capacità di ridere anche delle difficoltà.
Pulcinella, la maschera di Napoli
- Pulcinella è un servo povero che vive di espedienti, sempre in lotta con la fame: per questo viene spesso rappresentato mentre mangia un piatto di maccheroni, un'immagine diventata classica nelle stampe e nelle statuine.
- La maschera è diventata celebre anche fuori da Napoli: Igor Stravinskij le dedicò il balletto «Pulcinella» (1920), messo in scena dai Balletti Russi con scene e costumi di Pablo Picasso.
- L'espressione «il segreto di Pulcinella», usata in tutta Italia, indica una cosa che dovrebbe essere segreta ma che in realtà conoscono tutti.
- Ancora oggi Pulcinella è presente ovunque a Napoli: nelle botteghe di San Gregorio Armeno, nei teatrini delle guarattelle, cioè i burattini a guanto, e nei souvenir venduti ai turisti. Nel vico del Fico al Purgatorio, a pochi passi da via dei Tribunali, si trova anche una grande scultura in bronzo della maschera, meta di molti visitatori.
Che cos'è la smorfia
La smorfia è un'antica tradizione napoletana che associa a ciascun numero da 1 a 90 un significato: oggetti, persone, situazioni, parti del corpo. Il nome viene comunemente collegato a Morfeo, il dio greco dei sogni, perché per secoli la smorfia è stata usata per «tradurre» i sogni in numeri. Oggi è soprattutto un pezzo di cultura popolare, fatto di modi di dire, ironia e memoria familiare.