66 nella smorfia napoletana: le due zitelle
«'e ddoje zetelle»
Nella smorfia napoletana il 66 è «'e ddoje zetelle», le due zitelle. L'immagine è quella di due donne non sposate, spesso immaginate come sorelle che vivono insieme, ormai fuori dall'età in cui un tempo ci si aspettava che una donna trovasse marito. È una figura che oggi suona antiquata, ma che racconta molto della società di un tempo.
Da dove viene questo significato
L'origine precisa dell'abbinamento non è documentata. È probabile che il raddoppio del sei abbia suggerito l'idea di una coppia, ma si tratta di un'ipotesi e non di una spiegazione attestata.
Interessante è la parola stessa. In napoletano e in molti dialetti del Sud «zita» significa fidanzata o sposa, e «zito» il fidanzato; «zitella», in origine, era semplicemente la ragazza da marito. Col tempo il termine ha preso il senso di donna che non si è sposata, spesso con una sfumatura di compatimento o di scherno. È un caso esemplare di parola nata con un senso neutro e diventata, nel tempo, quasi un'etichetta negativa.
Nella lettura tradizionale dei sogni, le due zitelle vengono collegate a pettegolezzi, a chiacchiere di vicinato e a situazioni rimaste in sospeso. L'immagine delle due donne che osservano la strada e commentano ciò che vedono è infatti uno stereotipo antico, che la smorfia fissa con il suo consueto realismo.
La zitella nella società di un tempo
- Fino a pochi decenni fa il matrimonio era considerato quasi un obbligo sociale per le donne, e chi restava nubile veniva spesso guardata con sospetto o compassione. Oggi questa visione è superata, e la parola «zitella» è sentita come offensiva o almeno datata.
- Dalla stessa radice di «zita» viene il nome degli ziti, la pasta lunga e forata tipica della cucina napoletana: secondo una spiegazione molto diffusa si chiamano così perché venivano serviti tradizionalmente nei pranzi di nozze.
- Nel teatro e nel cinema comico italiano la figura delle sorelle nubili, curiose e un po' severe, è stata a lungo un personaggio ricorrente, spesso usato per raccontare con ironia il controllo sociale del vicinato.
- Il 66 della smorfia, letto oggi, è anche una piccola testimonianza di come sono cambiati il ruolo delle donne e il modo di parlarne.
Che cos'è la smorfia
La smorfia è un'antica tradizione napoletana che associa a ciascun numero da 1 a 90 un significato: oggetti, persone, situazioni, parti del corpo. Il nome viene comunemente collegato a Morfeo, il dio greco dei sogni, perché per secoli la smorfia è stata usata per «tradurre» i sogni in numeri. Oggi è soprattutto un pezzo di cultura popolare, fatto di modi di dire, ironia e memoria familiare.