64 nella smorfia napoletana: la marsina
«'a sciammeria»
Nella smorfia napoletana il 64 è «'a sciammeria», la marsina. Con questa parola, oggi poco usata, il napoletano indicava la giacca elegante da cerimonia, lunga dietro e con le code: l'abito delle grandi occasioni, dei ricevimenti e delle feste importanti. È un'immagine che parla di eleganza, di rango sociale e di apparenza.
Da dove viene questo significato
L'origine precisa dell'abbinamento tra il 64 e la sciammeria non è nota. La parola appartiene al napoletano più antico e, come spesso accade, esistono grafie e pronunce diverse; quello che conta è il suo significato, legato all'abbigliamento formale maschile dell'Ottocento.
La marsina, o frac, era l'abito da sera per eccellenza: giacca corta davanti e lunga dietro, con due falde. La indossavano nobili, borghesi benestanti, diplomatici e professionisti nelle occasioni più solenni. Per la gente comune era il simbolo di un mondo lontano, fatto di ricevimenti, teatri e saloni. Vedere qualcuno in sciammeria significava capire subito che si trattava di un'occasione fuori dall'ordinario, o di una persona che voleva mostrarsi importante.
Nella lettura tradizionale dei sogni, la sciammeria viene collegata a cerimonie, inviti importanti e al desiderio di fare bella figura, ma anche, con un pizzico di ironia, a chi tiene più all'apparenza che alla sostanza.
L'abito elegante e la sartoria napoletana
- Napoli ha una lunga tradizione sartoriale, riconosciuta a livello internazionale. La cosiddetta giacca napoletana è famosa per la sua leggerezza e per la «spalla a camicia», una spalla morbida e senza imbottiture rigide. Le botteghe dei sarti napoletani hanno tramandato per generazioni tecniche di taglio e cucitura a mano molto apprezzate anche all'estero.
- La marsina sopravvive ancora oggi in contesti molto formali: la indossano, per esempio, molti direttori d'orchestra durante i concerti e gli ospiti di alcune cerimonie ufficiali e di gala.
- Nella cultura popolare l'abito elegante aveva un valore quasi rituale: anche le famiglie più modeste cercavano di avere un vestito «buono» da sfoggiare per matrimoni, battesimi e feste religiose, spesso cucito da un sarto del quartiere.
- Il passaggio dalla sciammeria agli abiti di oggi racconta anche un cambiamento sociale: l'eleganza un tempo riservata a pochi è diventata, almeno nelle grandi occasioni, accessibile a molti.
Che cos'è la smorfia
La smorfia è un'antica tradizione napoletana che associa a ciascun numero da 1 a 90 un significato: oggetti, persone, situazioni, parti del corpo. Il nome viene comunemente collegato a Morfeo, il dio greco dei sogni, perché per secoli la smorfia è stata usata per «tradurre» i sogni in numeri. Oggi è soprattutto un pezzo di cultura popolare, fatto di modi di dire, ironia e memoria familiare.