57 nella smorfia napoletana: il gobbo
«'o scartellato»
Nella smorfia napoletana il 57 è «'o scartellato», il gobbo. È una figura che la tradizione popolare ha guardato in modo particolare: non con disprezzo, ma attribuendole un valore di buon augurio. Oggi siamo più attenti alle parole con cui si descrive una condizione fisica, e questa voce va letta come testimonianza di una mentalità antica, propria di un'epoca in cui superstizione e vita quotidiana erano strettamente intrecciate.
Da dove viene questo significato
«Scartellato» è il termine napoletano per indicare una persona con la gobba, e deriva da «scartiello», la gobba stessa. Il significato nella smorfia è quindi letterale. L'origine precisa dell'abbinamento con il numero 57 non è documentata.
La presenza del gobbo nella tabella si spiega con il ruolo che questa figura aveva nella superstizione napoletana. Secondo una credenza molto diffusa, incontrare un gobbo, e soprattutto toccargli la gobba, era un segno di buon auspicio. Nella credenza popolare il gobbo era considerato di buon augurio: si tratta di una superstizione, senza alcun fondamento.
Si tratta di una credenza popolare, non di un fatto: va raccontata come parte del folklore, con il rispetto dovuto alle persone che vivono davvero questa condizione.
Il gobbo nella superstizione napoletana
- Tra gli amuleti tradizionali napoletani, accanto al celebre cornetto rosso, c'è anche la statuina del gobbetto: un omino con la gobba, spesso vestito in frac, con cilindro e bastone, e talvolta un ferro di cavallo in mano. Ancora oggi si trova nelle botteghe di souvenir del centro storico.
- La superstizione napoletana distingue con cura i segni di buon augurio da quelli di cattivo augurio. Il gobbo, nella tradizione, rientra tra i primi, e il gesto di toccare la gobba era considerato un piccolo rito propiziatorio.
- Credenze simili sul valore benaugurante della gobba sono attestate anche in altre zone d'Italia, segno di un'idea antica e largamente condivisa.
- Il teatro ha raccontato questa credenza con ironia. Nella commedia «Non è vero... ma ci credo» di Peppino De Filippo, il protagonista, un uomo d'affari ossessionato dalla iettatura, assume un impiegato gobbo convinto che la sua presenza lo protegga dalla malasorte, con esiti comici che mettono in luce l'atteggiamento ambivalente verso la superstizione.
Che cos'è la smorfia
La smorfia è un'antica tradizione napoletana che associa a ciascun numero da 1 a 90 un significato: oggetti, persone, situazioni, parti del corpo. Il nome viene comunemente collegato a Morfeo, il dio greco dei sogni, perché per secoli la smorfia è stata usata per «tradurre» i sogni in numeri. Oggi è soprattutto un pezzo di cultura popolare, fatto di modi di dire, ironia e memoria familiare.