47 nella smorfia napoletana: il morto
«'o muorto»
Nella smorfia napoletana il 47 è «'o muorto», il morto. È uno dei significati più noti dell'intera tabella e tocca un tema che a Napoli ha sempre avuto un posto speciale: il rapporto tra i vivi e chi non c'è più. Lontano da ogni idea macabra, nella tradizione napoletana il defunto resta una presenza familiare, ricordata, pregata e spesso sentita vicina.
Da dove viene questo significato
Il significato è letterale: «muorto» è la forma napoletana di «morto», con il dittongo tipico del dialetto, come in «cuorpo» per corpo. L'origine precisa dell'abbinamento con il numero 47 non è documentata, e le spiegazioni che a volte si leggono non hanno basi certe.
Il 47 è legato al numero successivo, il 48, «'o muorto che parla». Le due immagini formano una piccola coppia: da una parte il defunto in sé, dall'altra il defunto che si manifesta e comunica con i vivi. Questa vicinanza mostra quanto il tema della morte fosse importante nell'immaginario da cui è nata la smorfia.
Non è l'unico caso: più avanti nella tabella si trovano anche il 62, «'o muorto acciso», il morto ammazzato, e l'85, «ll'aneme 'o priatorio», le anime del purgatorio. Il mondo dei defunti occupa dunque diverse caselle, ciascuna con una sfumatura propria.
Il culto dei morti a Napoli
- Il Cimitero delle Fontanelle, nel Rione Sanità, è un antico ossario scavato nel tufo dove sono raccolti i resti di migliaia di persone. Qui si sviluppò il culto delle «anime pezzentelle»: i napoletani adottavano un teschio anonimo, detto «capuzzella», lo curavano e pregavano per quell'anima, chiedendo in cambio protezione. Alla fine degli anni Sessanta l'autorità ecclesiastica vietò questa devozione, ritenendola troppo vicina alla superstizione.
- Una tradizione simile è legata alla chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, in via dei Tribunali, il cui ipogeo è stato a lungo meta di fedeli devoti alle anime del Purgatorio.
- Il 2 novembre, giorno della Commemorazione dei defunti, molte famiglie napoletane visitano i cimiteri e portano fiori ai propri cari, un'usanza ancora molto sentita.
- La riflessione più famosa sulla morte in napoletano è la poesia «'A livella» di Totò, in cui un nobile e un netturbino, sepolti uno accanto all'altro, discutono nell'aldilà: la morte, conclude il testo, rende tutti uguali, come una livella.
Che cos'è la smorfia
La smorfia è un'antica tradizione napoletana che associa a ciascun numero da 1 a 90 un significato: oggetti, persone, situazioni, parti del corpo. Il nome viene comunemente collegato a Morfeo, il dio greco dei sogni, perché per secoli la smorfia è stata usata per «tradurre» i sogni in numeri. Oggi è soprattutto un pezzo di cultura popolare, fatto di modi di dire, ironia e memoria familiare.