35 nella smorfia napoletana: l'uccellino
«ll'aucelluzzo»
Il numero 35 della smorfia napoletana è «ll'aucelluzzo», cioè l'uccellino. La parola è un diminutivo affettuoso di «auciello», uccello, e porta con sé un'idea di piccolezza, di leggerezza e di tenerezza. Nella smorfia l'uccellino è un'immagine delicata, legata alla vita quotidiana dei vicoli e dei balconi, dove il canto degli uccelli faceva parte dei suoni della casa.
Da dove viene questo significato
L'origine precisa dell'associazione tra il 35 e l'uccellino non è documentata. Come molte voci della smorfia, nasce da un'immagine comune e facilmente riconoscibile, che poteva comparire nei sogni e nella vita di ogni giorno. Gli uccelli sono da sempre tra gli animali più presenti nella vita urbana: passeri, rondini e piccioni abitano i tetti e i cornicioni della città, e il loro canto accompagna le giornate.
Il suffisso «-uzzo» è uno dei diminutivi del napoletano e di altri dialetti meridionali: serve a rimpicciolire, ma soprattutto ad aggiungere affetto. Dire «aucelluzzo» invece di «auciello» significa guardare l'animale con simpatia, come qualcosa di piccolo e fragile. Lo stesso suffisso si ritrova in molte altre parole del parlare quotidiano, sempre con questa sfumatura affettuosa.
Il napoletano si scrive in vari modi e si trovano anche grafie diverse di questa parola; il significato, però, resta sempre quello dell'uccellino.
L'uccellino nella vita e nella lingua
- Per molto tempo, in Italia come a Napoli, è stato comune tenere in casa uccellini da canto come canarini e cardellini, in gabbie appese alle finestre o ai balconi; oggi la cattura e la detenzione di molte specie selvatiche sono vietate dalla legge. Il canto degli uccellini in gabbia faceva parte dei suoni familiari dei cortili e dei vicoli.
- In italiano si dice che qualcuno «mangia come un uccellino» quando mangia pochissimo, un'espressione che richiama proprio la piccolezza dell'animale.
- L'espressione «uccel di bosco» indica invece chi è sparito, chi si è reso irreperibile, come un uccello che vola via e non si lascia più prendere.
- Il diminutivo affettuoso è tipico del parlare napoletano, che usa spesso le parole piccole per esprimere tenerezza verso persone, animali e cose. Anche per questo «aucelluzzo» è una parola che suona dolce all'orecchio di chi la pronuncia.
Che cos'è la smorfia
La smorfia è un'antica tradizione napoletana che associa a ciascun numero da 1 a 90 un significato: oggetti, persone, situazioni, parti del corpo. Il nome viene comunemente collegato a Morfeo, il dio greco dei sogni, perché per secoli la smorfia è stata usata per «tradurre» i sogni in numeri. Oggi è soprattutto un pezzo di cultura popolare, fatto di modi di dire, ironia e memoria familiare.