2 nella smorfia napoletana: la bambina
«'a piccerella»
Il numero 2 della smorfia napoletana è «'a piccerella», cioè la bambina. Dopo il primo numero, dedicato all'Italia, la smorfia passa subito alla vita di famiglia con una delle immagini più tenere della sua lista. La parola napoletana ha un suono affettuoso e ancora oggi si sente nelle case e per strada, rivolta alle bambine ma a volte, per tenerezza, anche a ragazze e donne adulte. È una parola che chiunque, a Napoli, ha sentito pronunciare fin dall'infanzia.
Da dove viene questo significato
L'origine dell'associazione tra il due e la bambina non è nota. Come per molti numeri della smorfia, non esistono documenti che spieghino perché proprio questa immagine sia stata messa al secondo posto, e le spiegazioni che si leggono in giro sono per lo più ipotesi.
Si può dire con sicurezza qualcosa sulla parola. «Piccerella» è il femminile di «piccerillo», che in napoletano significa piccolo e si usa anche come sostantivo per indicare un bambino. Il suffisso diminutivo, molto frequente nella lingua di Napoli, aggiunge una sfumatura di affetto. Esistono grafie leggermente diverse, ma il senso è sempre lo stesso. Per secoli, inoltre, la nascita di una figlia portava con sé anche preoccupazioni pratiche, come la dote da preparare in vista del matrimonio, una consuetudine diffusa in tutta Italia.
La bambina, nella smorfia, rappresenta l'infanzia e la cura: è un'immagine semplice e domestica, coerente con il carattere della lista, che descrive soprattutto la vita quotidiana delle famiglie napoletane.
La bambina nella vita e nella lingua napoletana
- Il vocativo «piccerè», forma accorciata di piccerella, si usa a Napoli per rivolgersi con dolcezza a una ragazza o a una bambina, un po' come in italiano si dice «piccola».
- Nella tradizione napoletana la famiglia allargata ha avuto a lungo un ruolo centrale: nonne, zie e vicine di casa partecipavano alla crescita dei bambini, e nei vicoli i più piccoli passavano gran parte del tempo all'aperto.
- I diminutivi in «-illo» e «-ella» sono una delle caratteristiche più riconoscibili del napoletano e compaiono in molti numeri della smorfia, a partire da questo.
- Nel presepe napoletano, che conobbe la sua stagione d'oro nel Settecento, accanto alla Natività compaiono molte scene di vita quotidiana, con popolani, venditori, madri e bambini.
Che cos'è la smorfia
La smorfia è un'antica tradizione napoletana che associa a ciascun numero da 1 a 90 un significato: oggetti, persone, situazioni, parti del corpo. Il nome viene comunemente collegato a Morfeo, il dio greco dei sogni, perché per secoli la smorfia è stata usata per «tradurre» i sogni in numeri. Oggi è soprattutto un pezzo di cultura popolare, fatto di modi di dire, ironia e memoria familiare.